Comunque , armeggio ed estraggo. Ed ecco ricomparirmi " La donna che visse due volte", " Vertigo" come titolo originale. Soddisfatta inserisco e incomincio a sognare....
Sapete che tornerà per breve tempo in sala restaurato, teoricizzato da mille critici, psicanalizzato da filosofi, per la gioia di Hitch, che concludeva bonario" Ma è soltanto un film!". Chissà se poi sparirà nuovamente....
erano circa 30 anni che il film mancava dalle sale cinematografiche , questa piccola opera d'arte, aiutata dai meravigliosi titoli di testa disegnati da Saul Bass e la stupenda colonna sonora, da ascoltare assolutamente, voluta dal solito Bernard Hermann.
Si dice il tutto si ispirasse al romanzo dei francesi Boileu e Narcejac "D'entre les morts" , dove la scomparsa di una persona, sembra reincarnarsi in un altra, ma ho detto sembra! Hitchcock non desiderava la Novak , troppo "tanta" e poco misteriosa per i suoi gusti. Le preferiva la sua musa di sempre Grace Kelly ormai principessa, o Vera Miles, impedita perchè incinta. Eppure malgrado la sua immobilità, Kim Novak , terrorizzata, fu bravissima A tal punto che anche la ottima recitazione di Stewart ne fu contagiata, diventando ancora più solo e rabbioso in questa sua parte, in una crescita emotiva mancante nelle altre pellicole.
Pensare che l'uscita del film non fu un successo come gli altri. Le invenzioni del regista (piattaforme rotanti, zoom e carellate , seno al vento sotto i vestiti per la Kim cosa alquanto rara all'epoca) non bastarono per convincere il pubblico. Da allora la situazione si è completamente ribaltata. C'è chi parla del mito di Orfeo, chi della parabola della conoscenza, o alla nascosta libido del maschio. Ma nessuno ha pensato più semplicemente al feticismo del regista, che presentava sullo schermo quello che avrebbe voluto essere e non era e quello che avrebbe voluto possedere, ma non aveva. Hitchcock, amava le lusinghe e ha sempre gigioneggiato sulle varie interpretazioni, calcando spesso sul sesso dove lui stesso non aveva mai pensato.
Non è facile scaraventare sullo schermo le emozioni mai provate, forse desiderava essere fisicamnete un Cary Grant, ma in realtà era molto di più un James Stewart. Attore che cupo e romantico, tenta di sconvolgere il tempo e la matematica della morte , resta fermo sul suo campanile per sempre o viene liberato da un incubo?
Non lo sapremo mai. Ma come diceva il nostro grande regista , teorizziamo , parliamo , critichiamo, ma una bionda senza reggiseno e un poliziotto che ha paura del vuoto sono solo cinema, l'infanzia dell'arte!
