Chissà sarà il caldo o la mia allergia che mi ha lasciato deboluccia, ma sinceramente non avevo voglia di scrivere. Poi ho ascoltato un'intervista a Enrico Ruggeri, ma che strano mi si sono drizzate le orecchie. Sapete che non mi soffermo molto sulla musica italiana, ci sono autori che mi intrigano molto, e altri, la maggioranza che mi lasciano del tutto indifferente, ma talvolta sapere più cose , non è male ..e così ho fatto presa dalla curiosità, anche se tardiva.
Sono riuscita ad ascoltare il suo nuovo album" Alma "e la cosa non mi è dispiaciuta affatto, forse più per il significato che vuole esprimere che per le canzoni stesse. Scusami Enrico!
Già paragonare il futuro a Genova, la mia città, dopo la tragedia avvenuta , ha ancora più stimolato il desiderio di andare avanti per sapere che cosa voleva raccontarci.
Polemico, un po' lo è sempre stato il nostro Enrico, e non ha mezzi termini quando asserisce che la società attuale schiaccia la curiosità dei giovani, lo si capisce pure dalla nuova musica che viene scritta. Fortino vero? Arriva tardi questo disco , una gestazione lunga tre anni, con una curiosa copertina fatta dal nostro Ballantini, poliedrico artista e suo grande amico.
La società è il centro del tutto , come abbiamo detto, una società oscura, che non adombra però l'idea del futuro e del domani, perchè il futuro è parte della nostra vita, e questo lavoro è in equilibrio tra il rock e canzone d'autore, tra autobiografia e racconto.Niente ricordo al gruppo dei Decibel, niente un Ruggeri del passato, ma un uomo diverso. Io ho trovato molta ansia, tante anime diverse, un vero affondo alle basi precostituite. Si può essere a 60 anni esclusi dalla società?. Forse è impossibile, ma schiacciati si, la musica attuale secondo l'artista non ha competenze, si beve qualcosa senza essere attenti alle etichette. Non è male come esempio, certo da condividere o meno. Parecchie collaborazioni dentro" Alma" , con il figlio Pico per esempio, un duetto con Ermal Meta sullo sfruttamento minorile , arrivando al più suggestivo parlando della morte.Mica un temuccio qualunque, prendendo poi come esempio un grande come Lou Reed , che si chiede come saprà affrontarla e cosa penserà, chissà sarà una domanda che tutti ci faremo, o una ricerca di luce dopo il buio? Niente politica, niente tifoserie, cerchiamo una rassicurazione che non arriva, nessuno mette a confronto le proprie idee.Ci si parla sopra, non si ascolta , non esiste una vera risposta. Temi già sentiti, ma in questo caso più crudi e lineari, non riconosciamo il nostro Ruggeri, , ma ascoltandolo sembra un lavoro nuovo pieno di forza e libertà.
