In America , pochi giorni fa, è stato messo in scena, questo tributo al grande batterista Ginger Baker, figura carismatica, quanto maledetta del panorama musicale.
Nasce a Lewisham il 19 agosto del 1939, è stato uno dei più grandi batteristi esistenti e stella di prim'ordine dei favolosi Cream. Quando si parla di questa band , bisognerebbe solo inginocchiarsi e non dire nulla, solo ascoltare ..basta e avanza. Faccio solo tre nomi : Ginger Baker, Jack Bruce , Eric Clapton!
Ma l'irrequietezza di Ginger non ha limiti, viaggia, suona, stupisce, arriva perfino in Italia, per trovare un po' di riposo in una fattoria di Lanciano, ma non si stacca dalla sua batteria , partecipando a concerti jazz.
Troppo romantica l'italia per lui, torna in America , suona con diverse formazioni a livello sublime, ma con la sua aria di cavaliere errante .Le sue performances non furono mai le stesse , nè come spartito, nè come durata, tanto da colassare nei camerini per la fatica .Il suo desiderio è sempre stato, col passsare degli anni più vivido, di tornare con i vecchi "Cream", desiderio che avvenne nel 2005 con un'uscita di quattro famosi live.
La vita dissoluta, le speculazioni sbagliate, rendono ancora attivo questo rosso maledetto che all'età di 72 anni , ammette di avere ancora bisogno di lavorare per vivere.
La critica americana porterà sulla celluloide questo ultimo tributo a Ginger Baker, perchè la sua figura , malgrado una iniziale reticenza , rappresenta l'anima del rock .Un talento inarrivabile, una dipendenza estrema alle droghe, deprecabili atteggiamenti, anormalità sociali..insomma di tutto e di più che non sono riusciti a scalfire però, la sua grande dote di musicista.
